Concerto Jazz
27/01/2016 - 27/01/2016
Concerto Jazz


Le due punte di diamante degli under 50 della Nouvelle Vague del jazz contemporaneo sono da una parte il sax di Joshua Redman e dall’altra il piano di Brad Mehldau. E guarda caso sono entrambi in cartellone al Bjf, il secondo con l’abituale trio, l’altro con una nuova formazione, i James Farm, due dischi alle spalle dai primi live del 2009. Il quartetto sarà anche un sorta di collettivo con tutti leader, ma è innegabile che il più seguito sia Redman e che l’interesse sia soprattutto per lui, capace in questi anni di distinguersi con gruppi e progetti a proprio nome, trio o quartetto, spesso avvalendosi della produzione dell’amico e coetaneo Mehldau. Joshua è un figlio d’arte, il padre Dewey (scomparso nel 2006) è stato un grandissimo sassofonista che è stato al fianco di due mostri sacri, su disco e in concerto, come Ornette Coleman e Keith Jarrett. Una personalità artistica di primo piano, che in realtà ebbe pochissimo tempo per stare a fianco del figlio, ma il dna non mente e il bambino iniziò anch’egli ad imbracciare lo stesso strumento del padre. Joshua oltre all’innegabile talento sfoggia la capacità di superare generi e steccati, tipici di una certa concezione del jazz, per un approccio musicale ‘totale’ in cui tutto diventa jazz, canzoni pop comprese. Melodie che trasforma come pochi in qualcosa d’altro, in un nuovo viaggio sonoro inserito nella contemporaneità, senza lasciarsi prendere dal facile revival. “Non so come definire il jazz, ma adoro suonarlo”, ha dichiarato in una recente intervista, e in questa dichiarazione di intenti c’è tutto il suo mondo, che vuole condividere con il pubblico. Dopo avere inciso e portato in tour l’album con i Bad Plus (che riprenderà a dicembre), Redman fa parte ora dei James Farm di City folks, il disco più recente del quartetto (completato da Aaron Parks pianoforte, Matt Penman contrabbasso ed Eric Harland batteria), e prosegue nel suo viaggio, imbracciando sia il tenore che il soprano per una lezione di stile che lo pone tra i grandi della scena statunitense. Il suo arrivo nel jazz fu fragoroso perché esordì con una major come l’etichetta Warner nel 1993, due anni dopo avere vinto la Thelonious Monk Competition, il contest più prestigioso per gli artisti emergenti. Da lì è cominciata la sua ascesa, che ha fruttato finora una quindicina di dischi, tra collaborazioni prestigiose (con il musicista classico Yo -Yo Ma ad esempio) e a fianco di mostri sacri del jazz, molti dei quali suonarono anche con suo padre. Redman è un musicista del nostro tempo, curioso e sensibile, proiettato nel futuro con la sua musica, quel jazz che non sa definire